Il Bastone di Asclepio

Conversazioni su medicina e tecnologia

Il Bastone di Asclepio - Conversazioni su medicina e tecnologia

Le assicurazioni USA salgono sul carro vincente della telemedicina

Dopo anni di piccoli passi la telemedicina sembra sia finalmente destinata a decollare grazie all’endorsement di due grandi case assicurative.

Almeno in South Carolina.

E’ di qualche giorno fa la notizia che appunto in South Carolina sia BlueCross BlueShield sia BlueChoice Health Plan inizieranno a pagare le richieste di rimborso per alcuni servizi di telemedicina.

Ora, voi potreste anche osservare che della South Carolina a noi in fondo non importa granché. E potreste anche aver ragione.

Sempre che non si voglia guardare la notizia nell’ottica della fascinazione che i sistemi sanitari esteri talvolta esercitano sul nostro Paese, non foss’altro quali punti di riferimento.

D’altronde, se lo fanno lì perché non dovremmo farlo anche qui?

Quanto meno possiamo sperarlo e, nel frattempo, andare a vedere meglio di cosa tratta la notizia.

Medicare e Medicaid – le organizzazioni governative USA create per aiutare chi non è coperto da assicurazione sanitaria – avevano già avviato la copertura dei servizi di telemedicina un paio di anni fa; tuttavia, Medicaid fra il 2011 e il 2012 ha rimborsato solamente 403 pazienti.

Le assicurazione private, dal canto loro, sono invece state più caute nell’accettare una tecnologia che consente ai medici di curare i pazienti in remoto grazie a un collegamento audio-video.

Nonostante alcune assicurazioni come la UnitedHealthcare e la Carolina Care Plan stiano già coprendo alcune procedure di telemedicina, nel suo complesso il settore non appare molto propenso a questa specifica pratica assicurativa e si è mosso anche con attività di lobby per ostacolare un decreto che avrebbe costretto le società assicurative a coprire – appunto  -i servizi di telemedicina (per la cronaca il decreto S.290 di cui stiamo parlando è passato al Senato ma è stato bloccato alla Camera).

Le assicurazioni sostengono, a detta del direttore di S.C. Alliance of Health Plans, Jim Ritchie, un “utilizzo appropriato della telemedicina in accordo con le richieste di mercato” (sic) ma non appoggiano l’idea di pagare per i servizi di telemedicina perché così vorrebbe il governo.

BlueCross BlueShield e BlueChoice hanno scelto di prendere un approccio misurato. Inizialmente, infatti, pagheranno solamente per i servizi di telemedicina relativi a tre specifiche aree: gravidanze ad alto rischio, ictus e servizi psichiatrici.

La telepsichiatria sembra abbia una lunga storia nel South Carolina. Il Department of Mental Health dello Stato ha, infatti, iniziato a utilizzare i collegamenti in remoto sin dal 1995 per un’esigenza di taglio dei costi. Dal 2009 una partnership tra la divisione salute mentale, l’Università del South Carolina, la South Carolina Hospital Association e Medicaid ha fatto uso di un fondo di 7,5 milioni di dollari per dar vita ad una rete di telepsichiatria in grado di coprire i 18 reparti di emergenza psichiatrica sparsi in tutto lo Stato. Il programma, oltre a consentire di curare 16.000 pazienti in remoto, si è dimostrato efficace anche dal punto di vista del risparmio sui costi della sanità, ed è stato premiato a livello nazionale per la sua capacità di innovare.

Per quanto riguarda le altre due aree coperte dalle assicurazioni – gravidanza ad alto rischio e trattamento dell’ictus – è chiaro che la possibilità offerta a quanti abitano in zone rurali di poter accedere in tempo reale a specialisti qualificati non ha prezzo.

Che le assicurazioni decidano infine di coprire questi costi è un chiaro indizio della sempre maggiore importanza della telemedicina per la sanità nel suo complesso.

Vedremo se l’esempio delle assicurazioni USA contribuirà ad accendere un lume di comprensione laddove ce ne dovesse esser bisogno.

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Category: Telemedicina

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