Il Bastone di Asclepio

Conversazioni su medicina e tecnologia

Il Bastone di Asclepio - Conversazioni su medicina e tecnologia

Con il Decreto Fare il Fascicolo Sanitario Elettronico si farà

Se vi stavate chiedendo come mai da qualche giorno a questa parte è tutto un fiorire di informazioni e comunicazioni relative a progetti che hanno a che fare con il Fascicolo Sanitario Elettronico, la risposta è presto detta: a sollecitare le direttive della norma istitutiva relativa al fascicolo (in vigore ormai da qualche tempo) è ora arrivato il Decreto Fare che con le sue “misure per il potenziamento dell’agenda digitale italiana” obbliga le regioni mancanti all’appello a presentare il proprio progetto per il Fascicolo Sanitario Elettronico.

Il comma 15-bis aggiunto dal Decreto Fare recita infatti: “Entro il 31 dicembre 2013, le regioni e le province autonome presentano all’Agenzia per l’Italia digitale il piano di progetto per la realizzazione del FSE”.

Il 15-ter aggiunge: “L’Agenzia per l’Italia digitale sulla base delle esigenze avanzate dalle regioni nell’ambito dei rispettivi piani cura la progettazione e la realizzazione dell’infrastruttura centrale per il FSE di cui al comma 15”.

Il 15-quater sottolinea: “L’agenzia per l’Italia digitale e il Ministero della salute operano congiuntamente, per le parti di rispettiva competenza, al fine di:

a) valutare e approvare, entro 60 giorni, i piani di progetto presentati dalle regioni e province autonome per la realizzazione del FSE, verificandone la conformità ai criteri stabiliti dal decreto di cui al comma 7;

b) monitorare la realizzazione del FSE, da parte delle regioni e province autonome, conformemente ai piani di progetto approvati.

Infine, il 15-quinquies parla di costi e autorizza, per la realizzazione dell’infrastruttura centrale di FSE di cui al comma 15, “una spesa non superiore ai 10 milioni di euro per il 2014 e ai 5 milioni di euro a decorrere dal 2015, da definirsi su base annua con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze su proposta dell’Agenzia per l’Italia digitale.”

Subito dopo l’annuncio del Decreto Fare c’è chi ha parlato di “decisioni storiche”, chi ha espresso perplessità, chi ha evocato il rischio insito nella babele di linguaggi tecnologici in adozione presso le diverse Regioni, e molto altro ancora.

Comunque sia, come da direttive dell’attuale Governo, il FSE dovrà diventare una realtà entro la fine del 2014.

Rimane il fatto che un forte divario fra nord e sud in termini di infrastrutture tecnologiche esiste ancora, per non parlare della democraticamente diffusa mancanza di cultura informatica che penalizza il paese nella sua interezza.

Ma come affrontare questi temi ci verrà probabilmente detto dall’Agenzia per l’agenda digitale italiana e dal fresco di nomina e gratuitamente arruolato(si) Mister #Agendadigitale, alias Francesco Caio.

Tornando al FSE ci sorge nuovamente il dubbio che quando si parla di tecnologia e sanità non sempre sia tutto così semplice.

Ad esempio, c’è da prendere in considerazione la differenza fra Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) e Cartella Clinica Elettronica (CCE).

Laddove il primo è (sarà, dovrebbe essere) sotto la responsabilità diretta del cittadino, della seconda risponderà il medico e la CCE sarà (è, dovrebbe essere) funzionale ad una gestione organica e strutturata dei dati riferiti alla storia clinica di un paziente in regime di ricovero o ambulatoriale.

Cercare di comprendere l’impatto sul quotidiano dei due strumenti e il modo in cui potranno interagire potrebbe assomigliare ad un esercizio di alta semiotica o micro chirurgia del senso.

Trascuriamo, quindi, la CCE e proviamo a fare un passo alla volta.

Per ora il Governo sollecita la realizzazione del FSE e Regioni e province autonome dovranno adeguarsi in breve. Soprattutto quelle del sud e delle isole, a quanto pare.

Quasi tutto il centro-nord sembra infatti aver già  attuato piattaforme FSE (il plurale non è casuale e, probabilmente, non sarà neanche un bene) con Lombardia ed Emilia Romagna a far da apripista.

Il Decreto Fare obbliga di fatto – appunto – le Regioni mancanti a presentare il proprio progetto di FSE adottando magari modelli già affermati e cercando di recuperare il tempo perduto.

Ammesso che le soluzioni tecnologiche già in essere possano essere facilmente adottate dalle Regioni “rimaste indietro”, rimarrà comunque da risolvere la parte, diciamo, “culturale” che prevede di essere in grado – sia da parte dei cittadini sia da parte dei medici – di governare i processi non solo sotto l’aspetto informatico ma anche e soprattutto sotto l’aspetto innovativo. Ed è noto che gestire l’innovazione non è uno dei processi più fluidi al mondo.

Per gestire l’informatica – ha segnalato Franco Fontana, direttore della LUISS BC in occasione di una tavola rotonda dedicata al FSE – che ha avuto luogo a Roma il 20 giugno, promossa dalla stessa LUISS, Federsanità Anci e Ordine dei Farmacisti di Roma –  potrebbe essere opportuno condividere informazioni e linguaggi in essere. Ma per gestire l’innovazione sarà necessario porre le basi culturali per quello che, sempre secondo Fontana, potrebbe essere un salto culturale e tecnologico di proporzioni storiche per il nostro Paese.

Una prestigiosa istituzione come la succitata LUISS si è dichiarata disponibile ad impegnarsi sul fronte formativo e propone un “Osservatorio dedicato a nuovi master per creare e preparare figure professionali nuove che sappiano guidare i nuovi processi di cambiamento”.

La proposta è di sicuro interesse, soprattutto per chi dovrà avere competenze professionali nel settore sanità; quindi – ci pare di capire – per chi dovrà occuparsi della cartella clinica elettronica.

Ma allora, a chi spetterà fare cultura a coloro – e sono la maggioranza – ai quali fra circa un anno e mezzo verrà proposto di occuparsi del proprio Fascicolo Sanitario Elettronico?

Speriamo di non avervi confuso.

Noi, di certo, un po’ lo siamo.

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Category: Telemedicina

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