Il Bastone di Asclepio

Conversazioni su medicina e tecnologia

Il Bastone di Asclepio - Conversazioni su medicina e tecnologia

Osservatorio ICT in Sanità del PoliMi. Niente di nuovo dal fronte?

mip_logo 2Il 7 maggio scorso sono stati presentati i risultati della ricerca 2013 dell’Osservatorio ICT in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano.

E – sorpresa, sorpresa – i dati vedono la sanità italiana spendere sempre meno e sempre peggio per l’innovazione legata all’introduzione di tecnologie digitali.

Nel 2012 la spesa ICT per la Sanità è scesa a 1,23 miliardi di Euro; vale a dire 21 euro per abitante – oltre la metà di quanto si spende in Francia e in Gran Bretagna – con una diminuzione del 5% rispetto al 2011.

E, naturalmente, questi dati non possono che andare a discapito della qualità del sistema sanitario italiano che, in soli tre anni, passa dal 15° al 21° posto fra i 34 sistemi sanitari censiti dall’Euro Health Consumer Index 2012. Siamo ben lontani dai vertici rappresentati da Francia, Regno Unito e Olanda; ma siamo anche dietro a Paesi come Repubblica Ceca, Slovenia e Croazia

Il sistema – nota il rapporto – è in progressivo deterioramento e gli effetti negativi non tarderanno a farsi sentire, penalizzando non solo la salute dei cittadini ma aggravando anche i costi e, di conseguenza, la sostenibilità del sistema.

Dunque, niente di nuovo – verrebbe da dire – sul fronte della Sanità.

Ma veniamo al fronte specifico dell’ICT nella sanità.

Il rapporto dell’Osservatorio parla di ben 15 miliardi l’anno di potenziali benefici per il Sistema Paese a fronte di una “rivoluzione digitale completa”.

Le cifre sciorinate dal Politecnico di Milano sono impressionanti e potrebbero valere un’attenta riflessione da parte del sistema paese (qui il comunicato stampa integrale).

Il risparmio ottenibile dalle strutture sanitarie grazie ad un pieno impiego di soluzioni ICT negli ambiti chiave della Sanità italiana sarebbe pari a circa 6,8 miliari di euro l’anno.

Di questi, 3 miliardi circa potrebbero essere risparmiati grazie alla deospedalizzazione di pazienti cronici resa possibile dalla telemedicina; 1,37 miliardi grazie all’adozione della cartella clinica elettronica; 860 milioni grazie alla dematerializzazione dei referti e della immagini; altri 860 milioni grazie alla riduzione di ricoveri dovuti a errori evitabili attraverso sistemi di gestione informatizzata dei farmaci; 370 milioni grazie alla consegna di referti via web e all’ottimizzazione del lavoro degli operatori dello sportello; 160 milioni con la prenotazione online delle prestazioni; 150 milioni attraverso la razionalizzazione dei data center presenti sul territorio e al progressivo utilizzo di tecniche di virtualizzazione; 20 milioni per la riduzione dei costi di stampa delle cartelle cliniche.

E non è ancora finita.

I risparmi derivanti dall’utilizzo delle tecnologie digitali varrebbero anche per i cittadini e per un valore complessivo stimato di circa 7,6 miliardi di Euro (vale a dire circa 130 euro per cittadino, non proprio bruscolini in tempi come questi).

I servizi di ritiro e download dei documenti clinico-sanitari via web equivarrebbero per i cittadini a un risparmio di 4,6 miliardi di euro; 2,2 miliardi di euro sarebbe il risparmio derivante dall’adozione di soluzioni di telemedicina e assistenza domiciliare; 640 milioni di euro verrebbero risparmiati grazie alla prenotazione via web e telefonica delle prestazioni; 170 milioni di euro grazie alle soluzioni di gestione informatizzata dei farmaci.

I cittadini ringraziano anticipatamente e attendono fiduciosamente.

Giustamente, Mariano Corso, responsabile scientifico dell’osservatorio ICT in Sanità della School of Management, osserva: “Questi benefici potenziali sono troppo importanti per non sviluppare immediatamente un piano di interventi. Occorre abbandonare il pregiudizio che in Sanità le nuove tecnologie siano un lusso, perché utili per modernizzare le cure ma destinate ad aumentare le spese e quindi da rimandare a tempi migliori. L’innovazione digitale è la principale leva su cui lavorare per rendere la qualità dei servizi compatibile con la loro efficienza e sostenibilità economica. Se in passato il principale ostacolo all’innovazione digitale era la mancanza di visione da parte delle Direzioni Strategiche, oggi, per invertire il circolo vizioso in atto che lega i tagli agli investimenti tecnologici a un progressivo deterioramento del sistema, sono necessarie innanzitutto azioni concrete da parte del Governo e delle Regioni per focalizzare le risorse disponibili su iniziative in grado di migliorare l’efficacia e l’efficienza del nostro Sistema Sanitario”.

Difficile non essere d’accordo.

Ancora una cosa: perché tutto ciò sia realmente percorribile, rimarrebbe forse da verificare un piccolo dettaglio relativo all’accesso e alla diffusione della banda larga in Italia.

Ma di questo parleremo un’altra volta.

Per ora fermiamoci a riflettere sulle cifre e sulle indicazioni che emergono dal rapporto del Politecnico.

Potrebbero già essere un buon punto di partenza. Almeno per comprendere che un’agenda digitale (e, soprattutto, la sua attuazione) per il nostro Paese non è un accessorio ma un dovere civico imprescindibile nell’impegno per la crescita e il futuro dell’Italia.

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Category: Telemedicina

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